• Piero_2.jpg Cosroe contro Massenzio
  • Citta.jpg Architetture
  • Veri.jpg Verifica della vera Croce
  • Misericordia.jpg Polittico della Misericordia
  • PArto.jpg Madonna del Parto
  • Resurrezione.jpg La resurrezione

Il restauro

ANNOTAZIONI SULLA TECNICA ESECUTIVA E SULLO STATO DI CONSERVAZIONE

Tecnica di esecuzione

Il frammento di affresco, proveniente dall’antico, palazzo pretorio, è stato staccato con tutto il suo intonaco pittorico nella seconda metà dell'Ottocento e ricollocato su un nuovo supporto di rete metallica affogata nel gesso caricato con stoppa.

Il dipinto risulta eseguito secondo la tecnica tradizionale del buon fresco, ossia con colori stemperati in acqua e applicati su un intonaco ancora bagnato. Di conseguenza, durante la fase di asciugatura, si verifica un processo di carbonatazione dell'idrato di calcio contenuto nella malta che, inglobando i colori, li fissa al supporto rendendoli maggiormente resistenti agli agenti esterni. Soltanto il manto del santo, realizzato in azzurrite, è stato applicato a secco direttamente sull'intonaco senza la consueta missione rossa di preparazione.

Sull'affresco sono state individuate almeno tre giornate di lavoro, ovvero tre porzioni di malta di non grandi dimensioni che il pittore doveva dipingere prima che l'intonaco asciugasse completamente.

In particolare sulle mani e sul volto, sono ben visibili le tracce lasciate dai puntini di carbone utilizzati per il riporto del disegno sull'intonaco per mezzo dello spolvero. La tecnica dello spolvero, comunissima in tutte le pitture murali di Piero della Francesca, consisteva nel praticare dei fori a spillo lungo i contorni dei disegno preparatorio riprodotto a grandezza naturale su un cartone il quale, appoggiato sull’intonaco pittorico, veniva poi tamponato con un sacchetto di stoffa contenente polvere di carbone. La polvere, penetrando attraverso i fori, lasciava sul muro l'impronta della composizione da riprodursi in affresco facilitando il lavoro dell'artista. Si noti che sulle mani del santo il cartone è stato appoggiato dalla parte opposta a quella della foratura cosicché la carta, non opportunamente levigata, ha lasciato l'impronta sull'intonaco fresco.

Nel caso del pastorale si notano invece i segni delle incisioni dirette.

Il pittore si serve infine dell'oro per l'aureola del San Ludovico costituita da tanti sottili raggi luminosi.


Stato di conservazione

Lo stacco ottocentesco del San Ludovico non è stato un intervento del tutto riuscito, lo dimostrano il precario stato di conservazione dei dipinto e le numerose e profonde rotture dell'intonaco.

L'aspetto attuale dell'affresco dovrebbe tuttavia essere attribuito ad un restauro più recente.

Con molta probabilità, dopo lo stacco, il frammento fu completato nelle parti di intonaco mancanti e delimitato da una finta cornice di cui si ritrovano alcune tracce nella parte bassa del dipinto.

In seguito la cornice ed i rifacimenti sono stati rimossi e l'affresco integrato con zone a neutro in modo da essere inserito nell'attuale cornice lignea.

Dalle prime indagini conoscitive è stato individuato un fissativo superficiale a base di resine viniliche posto su tutto il dipinto a consolidamento del colore esfoliato. Al di sotto del fissativo è stata ulteriormente appurata la presenza di gomma lacca, con molta probabilità usata per l’intervento di stacco dell’affresco e non del tutto asportata dalla superficie durante la fase di rimozione delle tele. Tra i due fissativi si individuano consistenti ridipinture che vanno a nascondere le molte abrasioni e lacune di colore e che col tempo si sono alterate provocando un inscurimento della cromia originale. L'azzurrite del manto risulta molto abrasa con ampio lacune di pigmento, mentre il colore attuale è in gran parte dovuto alle integrazioni dei vecchi restauri.


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